traduttore

mercoledì, dicembre 23, 2020

BUON NATALE

A tutte le mie amiche auguro un Natale Sereno, 

chiusi in casa, lontani dagli affetti fisicamente ma vicini col pensiero e con la tecnologia. 

Un bacio a tutti.



venerdì, dicembre 11, 2020

UN QUILTINO PER GESU' BAMBINO


Me lo avete chiesto in tante dopo aver visto il mio piccolo quilt sul presepe.

Ecco il video dei "un quiltino per Gesù Bambino".
L'idea era stata di Nanna Usai che nel 2008 con una mail nel gruppo di Quilt Italia, aveva invitato le socie a cucire un piccolissimo quilt per coprire Gesù nel nostro presepe.
Io ho ricevuto tutte le foto ed ecco "il quiltino per Gesù Bambino".



 

mercoledì, dicembre 09, 2020

C' ERA UNA VOLTA...




Ciao

anche voi siete state bambine ricche di Desideri?

Io si, ne avevo tanti e qualcuno si avverava, 
i tempi erano lunghi e io continuavo a sognare e desiderare.
In questo periodo si avverano più velocemente, 
ma quelli di altri tempi erano, per me, più belli, più fascinosi,
li pensavo ad occhi chiusi e ad occhi aperti 
ne parlavo con mia sorella e le mie amiche
perché anche loro li avevano.

Era il periodo della letterina che si scriveva e si metteva sotto il piatto del Papà 
che fingendosi stupito la leggeva durante il pranzo di Natale.
Era il periodo della poesia, recitata in piedi sulla sedia davanti al Presepe.
Col vestitino nuovo che aveva sempre il carrè con l’arricciatura,
il collettino bianco ricamato e nel centro un fiocchetto,
le maniche un po’ larghe e il polsino col bottone che le chiudeva.
Era il vestitino di Natale cucito dalla mamma che faceva la sarta 
e che avevo provato in piedi sulla sedia, girando adagio adagio per vedere se l’orlo era giusto.
Uguale procedimento per mia sorella, mio fratello invece i pantaloni la mamma li acquistava
e poi aveva un maglione fatto ai ferri con i disegni jacquard.

Si mi ricordo bene quel periodo quando…
andavamo a letto presto perché doveva arrivare “Gesù Bambino”, 
la mamma e il papà lo aspettavano
cuocendo sulla stufa “ la dindetta” nella pentola ovale di rame.
Il giorno dopo si sarebbe tagliata meglio un po’ tiepida.

Che fatica addormentarsi, chiudevo gli occhi stretti stretti ma era peggio.
Poi crollavo.

Al mattino presto, sul tavolo della cucina vedevamo tanti regalini…
libretti e matite da colorare, un gioco per giocare tutti insieme,
i panettoncini piccoli, mio papà lavorava alla Motta 
e prendeva quelli un po’ storti ma comunque buoni.

E poi c’era il regalo per me e mia sorella che arrivava e spariva il giorno della Befana.
Era un servizio da tè di ceramica, appoggiato su un vassoio, 
nelle tazze c’erano noci e mandarini.
Bellissimo, lo usavamo solo per pochi giorni stando molto attente a non romperlo.
Poi la Befana lo portava via per riportarlo l’anno dopo.

Noi che eravamo piccole ci credevamo.

Il servizio c’è ancora e l’altro giorno sono andata a casa di mio fratello,
l’ho preso dalla vetrinetta, ho preso il vecchio vassoio con lo specchio,
ho messo due mandarini e due noci e l’ho fotografato.
Bellissimo tornare a quei ricordi semplici ma importanti e affascinanti.




domenica, dicembre 06, 2020

I BLOCCHI TRICOLORE

Ecco i tricolori realizzati con i blocchi che mi avete mandato, dopo essere stati quiltati da Laura, sono a casa mia.

Manca il binding e poi li passerò a Patrizia e decideremo per donarli.

Sono quattro di circa 130x130 cm e sono bellissimi.

Dopo il binding li fotograferò uno per uno.

Grazie a chi ha mandato il blocco e a chi ha lavorato per unirli.









lunedì, novembre 02, 2020

2 NOVEMBRE

 Il giorno dei morti che mi ricordo...

era un giorno importante a casa mia, mio papà ci ha lasciati quando io ero piccola e perciò quella giornata era come il compleanno di papà.
Tutti i fine settimana andavamo a cambiargli i fiori ma il 2 novembre era diverso e così è stato per tanti anni.
In quel periodo (1962) il 2novembre le scuole erano chiuse e perciò mi alzavo e coi miei fratelli e mia mamma, tutti vestiti bene e col cappotto perché in quei giorni qui in Brianza, mi ricordo che c’era sempre la nebbia, uscivamo per andare a prendere il pullman, il numero 3, scesi dal bus che era strapieno, fuori dai cancelli acquistavamo i fiori e a me che ero la più piccola era riservato l’onore di camminare tenendo il mazzo.
Il tragitto all’interno del cimitero era un po’ lungo e ogni tanto il mio braccio cedeva e allora la mamma interrompeva il rosario tutto in latino, per dirmi di tenere i fiori belli diritti.
E io alzavo un po’ il braccio e orgogliosamente camminavo col mio cappotto di colore verde militare che allora pensavo fosse nuovo.
In realtà il cappotto che in origine era grigio scuro, era il cappotto di mio papà che poi la mamma aveva rivoltato ed ecco il colore verde, e sistemato per mia sorella e poi dopo un po’ di anni, risistemato ancora per me, ma il mio aveva come abbellimento un piccolissimo colletto di pelliccia grigia.
Comunque ad un certo punto, con le dita delle mani gelide e la punta del naso gelatissima, arrivavamo dal papà.
Lì i compiti si dividevano, io continuavo a tenere i fiori, mio fratello andava a prendere l’acqua, mia sorella saliva sulla scaletta, perché il papà era nella terza fila dei colombari, prendeva il vaso poi scendeva e saliva la mamma che togliendo dalla borsa stracci e cera, cominciava a pulire tutto lo spazio quadrato dedicato a Federico, il mio papà.
Si toglievano i fiori vecchi e si mettevano i fiori nuovi e poi si sistemava tutto.
Tra i fiori vecchi si scelgono i più belli per portarli a qualche tomba abbandonata.
Dopo altre preghiere, iniziava il giro dei parenti, nonni, zii, amici ecc ecc.
Tornati a casa, un piatto di brodo caldo ci rimetteva in sesto e il pomeriggio passava tranquillo fino verso le 16.00 quando la mamma cominciava a fare il taglietto alle castagne che diventavano caldarroste, momenti di gioia intensa per noi.
Allora in cucina avevamo la stufa economica e dopo averla pulita ben bene, si appoggiavano i frutti e si muovevano ogni tanto con il “rampino” fino a quando erano cotti.
Poi si mettevano per un po’ in uno straccio di lana e quindi le gustavano in quattro ma credendo di essere in cinque.
Oggi mi è venuto questo ricordo, importante, delicato, familiare ed essenziale per gli anni che poi sono venuti e così bello da essere condiviso con voi.



sabato, ottobre 17, 2020

INSIEME AL PARCO GIOCHI

 

 

INSIEME AL PARCO GIOCHI

 

 

Il murale che vedrete è dedicato a tutti i bambini che hanno disegnato l’arcobaleno durante il lockdown.

E’ intitolato “insieme al parco giochi”, misura 1,75 x 3,00 mt. ed è stato realizzato in “smart-quilting” da tante bambine e bambini aiutati dalle mamme, dalle nonne o dalle zie quilter.

 

Vi racconto la sua storia….

 

Era marzo, le città erano vuote, la gente chiusa in casa e le finestre dei condomini  si riempivano di arcobaleni colorati che rallegravano il silenzio che ci circondava. 
Guardando dalla mia finestra vedevo il parco della scuola vuoto, l’erba che cresceva e mancavano le voci allegre dei bimbi che poco tempo prima correvano durante la ricreazione.


E allora ho deciso di realizzare un parco allegro e colorato con le stoffe. 
Computer, InDesign ed ecco il parco, poi le sagome dei bimbi e poi...
e poi ho pensato di coinvolgere le mamme e le nonne e le loro piccole quilter  per realizzare le sagome. 
Ho contattato chi sapevo avere figli o nipoti a cui piaceva il patchwork e dopo un po’ ho capito che il parco, stile murale poteva essere realizzato. 
Io avrei pensato allo sfondo. 
Mando le sagome in misura dei bambini e auguro buon lavoro, dovevano decidere loro i colori, i vestiti ecc ecc.  

Per il muro dello sfondo che volevo morbido e profumato ho chiesto a voi tutte che mi seguite di tenermi le bustine del tè e ne ho ricevute tantissime, 

posso dire che i mattoni rappresentano quasi tutte le regioni italiane, 

grazie. 

Poi c’era l’arcobaleno ed ecco i sette colori arrivare di corsa da Padova spediti da Miriam. 
Ero a posto, parto per la Valmalenco e mi porto le stoffe dell’arcobaleno da imbastire. 
Purtroppo mentre lo assemblavo, vicino a casa mia, la piccola Alabama nel giorno del suo decimo compleanno è stata travolta da una frana e allora sono andata vicino ad una roccia, ho steso l’arcobaleno e l’ho dedicato a Lei sperando che potesse vederlo, il nostro arcobaleno si chiamerà Alabama.  

 


Per gli alberi, i verdi sono arrivati da Laura che li ha scelti guardando gli alberi dei suoi monti a Clusone. 

Preparo gli alberi, assemblo il tutto sul muro aiutata da mia figlia e comincio a ricevere le bambine e i bambini. 
E adesso ve le presento. 


Aurora è la bimba a destra e arriva dal Friuli. 

È stata realizzata Asia T, Veronica, Camilla, Melissa, Beatrice, Asia F. durante il centro estivo. 

Le ragazzine sono state aiutate dalle assistenti/nonne Levia, Luigina, Romana, Giannina e Monica. 

Aurora con un salto tenta di prendere l’arcobaleno per trattenerlo. 

La scelta dei colori, dei capelli, dei vestiti e delle scarpe da ballerina è stata a volte fonte di discussione e questa mi sembra una cosa molto positiva. 

 

Marialuisa col piccolo Edoardo, suo vicino di casa, hanno creato Edo che arriva dalla provincia di Torino e che ama i coccodrilli.

Lui è il più piccolo e vorrebbe aiutare Aurora a trattenere l’arcobaleno sopra il parco e si impegna tantissimo.

In prima fila troviamo Camilla che gioca saltando la corda, arriva dal mare di La Spezia ed è stata cucita da Silvia con la sua nipotina Giorgia.

Il suo sorriso e le sue calze sono meravigliose e i codini sembra che saltino di qua e di là. 

 

Lisa invece arriva dalla provincia di Lodi ed è stata realizzata da Nadia con le sue bambine Giulia, Alessia e Viola.

Loro hanno disegnato la sagoma con tanti esagoni e poi con le loro manine li hanno imbastiti e stirati con tanta pazienza.

Lisa sembra essere pronta per lanciarsi in una capriola. 

 

Emma è la ragazzina al centro, molto impegnata a giocare con la palla. 
Arriva da Sarzana dove Loredana ha seguito la nipotina Emma nella scelta dei colori, dei pizzi che abbelliscono la figura, nel colore dei capelli.
La palla è stata ricamata a macchina da Federico nel suo negozio di Clusone. 

 

 

 

Alex arriva dalla Valtellina, è seduto in attesa di un amico col quale giocherà una partita di pallone e nel frattempo osserva una bimba che gioca con le farfalle.

Alex è stato cucito da Alessandro aiutato dalla nonna Mariangela.

 

 

La bimba che gioca con le farfalle è Aurora e arriva dalla provincia di Bergamo ed è stata realizzata da Lucrezia e Sofia seguite da Maria Rosa.  

E’ una bimba tranquilla e le farfalline volano vicino a lei, una di colore rosso le si posa sulla mano e lei la fa volare via, in alto verso il Nonno Piero che amava il rosso e che in questo brutto periodo purtroppo è volato lassù. 

 

E’ stato molto bello lavorare in “smart-quilting” e ricevere le foto delle bimbe che lavoravano e si impegnavano.

 

Tutto il murale assemblato è stato poi quiltato da Maria Rosa di Fantasy Quilt e devo dire che oltre ad essere stata brava nel trapunto è stata anche bravissima nel supportarmi e sopportami.

E infine Grazia che come sempre non mi lascia sola nella gestione dei lavori.

 

Grazie a tutte e grazie a voi che leggerete la storia del nostro parco giochi.

Se guardando il video avrete voglia di canticchiare significherà che un po’ di allegria trasmessa dai bimbi al parco sarà arrivata da voi.

 

Linda

 

ps. alcuni piedini per avere più profondità avrei dovuto nasconderli sotto l’erba ma non sono riuscita, sono troppo belli.

Nel video vedrete alcuni passaggi dello smart-quilting che hanno creato il parco.














martedì, maggio 19, 2020

INCONTRARSI...CHE BELLO



Kahlil Gibran ha scritto che...
“Il ricordo è un modo d'incontrarsi”,
Ed io per questi due mesi ho incontrato ricordando e benché serena per questi incontri pensati, mi mancavano gli occhi che si illuminano mentre parlo con una persona, il sorriso sotto la mascherina, il movimento delle mani di chi ti spiega...
Oggi sono uscita per la seconda volta senza dover andare in ospedale x i controlli.
La prima boccata d’aria l’avevo presa una settimana fa andando in farmacia, a bere un buon caffè ristretto e amaro, a raccogliere due foglie cadute sul marciapiede e poi ritorno a casa, e mi era piaciuto.
Questa mattina invece sono uscita per la spesa.
Erano le 8.50 e passando dal supermercato vicino a casa mia, ho visto che non c’era coda, mi sono fermata, entrata senza aspettare, fatto la spesa, arrivata alla cassa e lì mi sono fermata per più di mezz’ora a parlare con la solita cassiera perché non ci vedevamo da un po’ e dovevamo raccontarci e perché non c'erano persone in coda.
Si sono fatte le 9.30, passo dal macellaio e mi fermo, entro e a parte l’attesa perché ti taglia e ti prepara tutto come vuoi al momento, anche lì c’era la moglie/cassiera, abbiamo parlato di questi due mesi, di lei che abitando fuori Monza veniva sistematicamente fermata dai vigili per controlli mentre suo marito no e conclude dicendomi “ ci sono anche Donne lavorano senza computer”.
Vado al mio solito baretto che da oggi ha riaperto, negozio ripulito, imbiancato, riverniciato e caffè buonissimo.
Tappa da mio fratello per portargli la carne e poi alle 11.05 a casa.
Una mattina soddisfacente che ho passato con tante persone lontane un metro e più ma vicine nelle nostre chiacchiere.

CASETTE E VILLAGGIO



Vi presento finalmente il villaggio Boston. 
Committente - Isabella (mia figlia)
Architetto progettista - Cristina Simo
Direttore dei lavori - Annalisa Porcella
Capo cantiere - Piero (mio marito)
Operaio edile - Teodolinda
Regia stato avanzamento dei lavori - Sofia
Il progetto #cucioacasa, che è stato pensato per riunire tante quilter durante il lockdown del #iorestoacasa, ha coinvolto Donne e Uomini appassionati di patchwork nel gruppo #leamichediFilomanialucca. 
Nonostante la distanza fisica le partecipanti hanno in realtà formato un grande assembramento a distanza attorno a stoffe, macchine da cucire, schemi, fotocopie ecc ecc. 
Il lavoro è stato lungo e impegnativo, ogni partecipante poteva sbizzarrirsi seguendo i colori più amati ma lo schema era unico e
i risultati sono stati diversi e tutti interessanti. 
Il mio avrebbe bisogno di alcune sanatorie ma...la committente e l’operatrice edile sono soddisfatte. 
Manca l’ultimo bordo che sarà deciso dopo l’ultima prova sul letto della futura proprietaria. 
Grazie per questi appuntamenti e soprattutto grazie all’Architetto e al Direttore dei lavori.
ps. Villaggio Boston perché isabella ha vissuto per un anno a Boston in un villaggio sull’Oceano molto simile a questo e quando l’ha visto ha detto “mamma me lo devi fare assolutamente”.